| Io e la mamma |
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giovedì, marzo 29, 2007 Ma non è mica vero...
Una conclusione? martedì, dicembre 07, 2004 Il pesce allo scottex L'altra sera l'ho scoperta inginocchiata in sala, e non capivo se si trattava di una esercitazione yoga o di un nuovo modo per farmi spaventare: mi sono precipitata verso di lei, ma la mamma giuliva mi ha rassicurata. "Topo, stavo solo cercando i mie libri di francese!" Quali libri di francese?, chiedo io. E lei mi risponde piccata: "Ho studiato francese, da ragazza. Ero molto brava, e avevo dei bei libri di lettura. Solo che non mi ricordo dove li ho messi". Ora, siccome la mamma ha smesso di studiare dopo il ginnasio, questo mitico evento delle sue letture di francese si sara' verificato all'incirca verso la seconda meta' degli anni Quaranta: secondo il suo candido punto di vista, da qualche parte in casa avrebbero dovuto esserci dei libri di quel periodo, sopravvissuti a ben quattro traslochi minimo, e soprattutto passati indenni attraverso il nevrotico accatastamento di oggetti e carte che e' una delle maggior perversioni della mamma. Ho scosso la testa e ho espresso il mio scetticismo sull'azione di ritrovamento: ma la mamma ha continuato a scartabellare in ginocchio, con aria di sufficienza, commentando "Io non butto mai niente". Il che e' in effetti vero: pero' un'altra solenne verita' e' che cio' che conserva e' sempre la fuffa, e mai cio' che prima o poi potrebbe servire. Dopo un paio d'ore, si era fatto tempo di cena. La mamma era diventata di pessimo umore, perche' la sua ricerca era stata infruttuosa: si e' cosi' avviata borbottando verso la cucina, e mentre io le sorridevo come a dire che sapevo che i libri di francese non li avrebbe mai trovati, lei mi ha spifferato gelida "Mi avrai costretto a metterli in cantina, quando ho dovuto farti posto negli armadi. Non ti potevi portare un po' meno vestiti? Magari i miei libri li hai anche buttati via". Io certo molto spesso ho desiderato buttare via cose della mamma, e talvolta l'ho fatto: ho buttato vestiti vecchi bottoni inutili dichiarazioni dei redditi di 40 anni fa di tutti i parenti defunti lana da materasso ormai polverizzata, ma mai libri (un libro buttato via mi fa male al cuore, persino se e' della mamma): pero' non avevo voglia di litigare e ho lasciato perdere. Passa qualche minuto e la mamma torna soave - e' quasi sempre soave, in questo periodo... il che e' davvero preoccupante -, chiedendomi cosa voglio per cena: " Topo, ho comprato il pesce da fare alla griglia, ti va bene?" Si' che mi va bene, anche perche' su un pesce alla griglia e' difficile che la mamma riesca a far danni: basta che sia io a controllarne la cottura (negli ultimi tempi la mia lieta genitrice ha una tendenza ancora piu' spiccata del solito a far carbonizzare qualunque cibo). Cosi' rispondo lieta a mia volta, e la lascio un attimo per recuperare il Puffo giunto anche lui alla sua ora di cena. Quando rientro in cucina, il pesce e' gia' sulla griglia in cottura: la mamma inappetente - nel senso che chissa' quali schifezze aveva gia' ingurgitato nel corso della giornata - ne ha messo sul fuoco solo uno per me. Ne termino io la cottura, e poi me lo servo in tavola. La mamma mi si siede vicino, spizzicando dell'insalata, e mi guarda. Io aggredisco il pesce di buon appetito, e lo trovo insolitamente carnoso: e' tutto gonfio, una bella panciotta tesa. Infilo la forchetta... e voila', ecco perche' la mamma mi stava guatando beata. Per godersi lo spettacolo. Nella panciotta del pesce, soave come sempre la mamma ci ha lasciato un bello strato di scottex: quando lo estraggo attonita lei commenta spalancando gli occhioni: "Topo, me lo sono dimenticato quando l'ho asciugato! Pero' e' buono lo stesso, vero?! Scusa, sono un po' distratta in questi giorni". Ma io lo so, che il pesce allo scottex e' il suo modo per farmi pagare i libri di francese smarriti. domenica, novembre 21, 2004 La mamma nasconde qualcosa Cosa ancora più sconvolgente, la mamma mi ha chiesto di comprarle un libro di yoga e meditazione. Sul serio non ci posso credere. E' vero che sono un paio di settimane che la mamma va a delle nuove lezioni di ginnastica: abbandonato il personal trainer, ha scoperto una nuova palestra dove fanno ginnastica posturale e poi, in chiusura di lezione, un po' di rilassamento yoga. Ma non riesco ad immaginare che tutto ciò possa sul serio coinvolgere la mamma, e che addirittura gli effetti "rilassanti" possano essere così immediati. La mamma per natura è nemica di ogni forma di relax e di piacevolezza della vita: l'universo per lei è sempre stato un cupo coacervo di disastri (alcuni dei quali provocati direttamente da lei). Invece adesso la mamma cinguetta fin dal mattino; l'altro giorno qualcuno ha nominato in tv la canzone Michelle, e lei si è messa a canticchiare "Michelle, Michelle": la musica non c'entrava niente, ma l'avvenimento incredibile era che la mamma stesse cantando. E prima di ogni lezione alla palestra, la mamma si compra nuovi ammennicoli: scarpette da ginnastica ritmica, il piccolo plaid che serve a non prendere freddo durante il rilassamento finale, un tappetino da ginnastica nuovo di zecca. Roba da matti. Siccome è davvero impossibile che la mamma venga conquistata da una cosa così rasserenante come lo yoga, da un momento all'altro mi aspetto di scoprire una qualche atroce verità... lunedì, novembre 08, 2004 Eccomi ancora qui Comunque, ora sto un po' meglio. Complice un nuovo micetto, che io considero un regalo del micio che ho perduto: un amico mi ha segnalato che c'era un trovatello da accogliere, proprio il giorno dopo la morte del mio Poldo. Mi è sembrato un segno del destino. La mamma non ha osato fiatare: però mi ha guardato con profonda riprovazione. Anche l'acquisizione di nuovi gatti e cani è una sua prerogativa: infatti per non essere da meno da allora, tutte le volte che andiamo dal veterinario, esplora indefessa gli annunci, per trovare anche lei qualcuno da accogliere. Immancabilmente, si fa affascinare da cani enormi, che io invece le proibisco: non per cattiveria, ma perché lei non potrebbe mai portarli a spasso, a rischio di rompersi qualcosa. Naturalmente, quando le ingiungo di abbandonare i suoi progetti di accoglienza nei confronti di pastori abruzzesi, cani corsi e san bernardo mi guarda con odio, e poi non manca occasione per cercare di farmi sentire il colpa. Ad esempio, la sento raccontare al telefono alle sue amiche: "Eh, Topo ha voluto prendere un altro gatto... ma è un diavolo, non sta mai fermo. Mi distruggerà casa. Io invece, avevo trovato un bel cagnolino... ma Topo non vuole più cani". Non è affatto vero, che non voglio più cani. Solo, si deve trattare di un cane piccolo. E magari è meglio aspettare un po', in modo che il nuovo micio si ambienti e smetta di avere paura di chiunque entri in casa. Il nuovo micio si è meritato il nome di Puffo (per l'esattezza, PuffoBuffo). E' in effetti molto vivace: ama in modo sconsiderato i miei capelli, ci si abbarbica di notte e la mattina trovo sul mio cuscino delle ciocche regolarmente tagliate (immagino le tagli con i denti...). Insegue indefesso la ciccina gatta della mamma, forse per giocarci: ma lei non è affatto d'accordo. Anche di questo, ovviamente, la mamma mi incolpa: dello stress che sta subendo la sua ciccina gatta. La quale, peraltro, si difende benissimo da sola: sta sempre lì a ringhiare a Puffo da sotto qualche mobile. Ogni tanto si sentono urli atroci: i gatti riescono a litigare senza neppure toccarsi. De resto, è quello che facciamo da 43 anni anche io e la mamma... esattamente da quando io sono nata. venerdì, ottobre 01, 2004 Senza titolo Forse ne ho dimenticato qualcuno. Sono tutti i nomi con cui chiamavo il mio gatto. E' morto stanotte. postato da figliaunica |
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mercoledì, settembre 29, 2004 La vispa Teresa Ho cominciato a cercarla. Torno sui nostri passi, nel reparto lingerie: dove la mamma ostinatamente cerca tuttora reggiseni di coppa 3aB, ovvero quelli che metteva quando aveva la mia eta'. Ma la mamma non c'e'. Allora vado al reparto taglie forti: si sa mai, magari di nascosto va anche a cercare i vestiti nell'unico posto dove potrebbe trovarli davvero adatti a lei. Ma niente, non c'e' neppure li'. Ripercorro tutto il grande magazzino, ormai un tantino affannata: a parte che sto facendo tardi, la mamma sembra davvero scomparsa. Mi viene la tentazione di lasciarla li', ma poi non ne ho il cuore: magari si e' sentita male da qualche parte, e non riesce piu' a ritrovarmi. Giro e giro e giro, a vuoto, con l'ansia che sale. Sto quasi pensando di andare dal personale, e di far lanciare un annuncio al microfono: "Smarrita mamma...", ma ecco che miracolosamente riappare. Sorride giuliva, emergendo dal reparto teen ager dove francamente non l'avevo cercata: tiene stretti un paio di jeans che io non riuscirei neppure ad infilare su una sola gamba, e mi chiede "Topo, vedi se ci sono della mia taglia?". La guardo incupita, prossima a strangolarla, poi mi metto incongruamente a cercare i jeans nel mucchio di taglie che non superano la 42 ad essere fortunati: e intanto bofonchio che vorrei tanto sapere dove si era cacciata. Mi risponde semi estatica: "Topo, succede anche a me tante volte che mi volto e non ti trovo piu'!". Sospetto che mi stia prendendo per i fondelli, ma non replico. I jeans per lei - ovviamente - non ci sono, cosi' andiamo in cassa per pagare tutto il resto (come la mamma possa immaginare di entrare in un jeans elasticizzato da teen ager quando intanto compra degli slip taglia sesta, non so lo): io la faccio camminare davanti a me, tanto per essere sicura che di sorriso in sorriso non se me vada in giro di nuovo. Poi, come da copione, scendiamo al supermercato. Continuo a tallonarla, mentre scegliamo i prodotti sotto costo e in offerta sugli scaffali: la mamma continua con il suo sorrisetto beato (ma che avra' oggi da essere tanto allegra?!). Al reparto dolci tira fuori la sua vocina piu' flessuosa, per chiedermi "Topo, li vuoi dei biscotti per la colazione?" No, non li voglio: anche perche' so che li mangerebbe tutti lei (come ha fatto con una intera torta del Mulino bianco, una intera confezione di gorgonzola, con due scatole di cappelleti al prosciutto...). Lei si rabbuia, poi lesta tira fuori dei buoni sconto sventolandomeli sotto il naso: "Questi pero' li prendiamo, Topo, sono in offerta!" Trattasi naturalmente di dolci, anzi di cornetti, ignobilmente ripieni di creme, marmellate e altre sconsiderate materie. La mamma ha la sua tipica faccetta da ostinata: so che se le dico di no, lei due ore dopo, appena io saro' scomparsa all'orizzonte, scendera' a comprarsi lo stesso i cornetti. Cosi' faccio cenno di si': lei lieta pesca tra gli scaffali. Io, disgraziatamente, mi distraggo: ovviamente quando mi giro lei non c'e' piu'. Medito davvero di non cercarla neppure. Vado a finire di comprare le poche cose che ci servono davvero (tutte le altre che compriamo sono in offerta: non ne avremmo alcun bisogno, ma si comprano appunto perche' in offerta). Di tanto in tanto sbircio tra gli scaffali, ma della mamma neppure l'ombra. Dopo circa dieci minuti sono alla cassa, e lei riappare con tre scatole di cornetti in mano, cadauna da venti pezzi: la guardo allibita, ma lei mi sventola sotto il naso ben tre buoni sconto, quasi gridando "Topo, lo vedi che poi scadono??? Gli altri gusti li ho cercati in tutto il supermercato!". Non dico niente, tanto e' inutile. Forse buttero' via i cornetti una volta a casa. Su al parcheggio, lei mi trotterella accanto. Lo so che sta gia' pregustando i cornetti: se non li butto ne fara' strage nel pomeriggio. Mi distraggo appena una manciata di secondi, per cercare con lo sguardo la macchina: e la mamma accanto a me non c'e' piu'. Mi giro, e la vedo corteggiata da un polacco sbronzo che le vuole portare il carrello: come noto, la mamma sa dire di no solo a me, ma non certo ai polacchi sbronzi. Spero solo che il polacco si limiti a volere l'euro del carrello. La mamma gli sorride lieta mentre lui barcollando rischia di far cadere spesa e carrello. Ora ne sono certa: io ho per mamma la Vispa Teresa. lunedì, settembre 13, 2004 Rieccomi Appena tornata, ero sul serio animata dalle migliori intenzioni: ovvero, non farmi prendere da nevrosi e frenesie, cucinare molte cose sane, avere cura di me stessa e delle persone che mi sono care. A parte la prima lezione-shock da tenere il 2 settembre, mi sembrava un ottimo programma: ma e' meglio non farli mai, i programmi. Nella prima sera che ceno a casa, la mamma pensa bene di prepararmi una delle sue delizione cenette: dopo tante leccornie gustate dalla mia amica provetta cuoca, la mamma mi ammannisce brodo di dado con tortellini industriali (lievemente scotti, tanto per non farci mancare nulla) e frittatina depressa con spinaci (ovviamente surgelati: non c'e' quasi niente che io odi tanto come gli spinaci surgelati). Il tutto condito dall'ineffabile allegria della mamma, che cinguettava dei suoi pranzi sopraffini fatti con le amiche a ferragosto (alla tavola calda) oppure andava modulando con voce soave la colonna sonora di "Un medico in famiglia". Ho pensato di essere impazzita. Ho chinato il capino, desiderando in modo assai intenso di tornare a qualche altipiano sperduto. Ho meditato cupamente che non e' affatto vero - come recita il titolo del libro di Allan Bay - che "cuochi si diventa". La mamma non lo diventera' mai, ne sono certa. Ma questo non era il peggio, anzi era il meglio. Pochissimi giorni dopo infatti il mio gattone e' stato di nuovo male, ma questa volta peggio di prima: al punto da farsi venire un edema polmonare. Ho passato giorni a fare su e giu' dal veterinario, a somministrargli (al gattone, non al veterinario... che peraltro e' una veterinaria) diuretici e cortisone, a inseguirlo (sempre il gattone) armata di cucchiaini dei piu' costosi omogenizzati sul mercato, nella speranza che ricominciasse a mangiare. Ho passato notti del tutto insonni a spiare il suo respiro affrettato (inutile dire che nel frattempo e' peggiorata anche la mia gola: la progressiva somiglianza tra padroni e animali non vale solo per i cani). Alla fine la mia testardaggine ha avuto la meglio: il respiro del gattone e' tornato quasi normale (tranne quando e' dalla veterinaria: li' sembra sempre sull'orlo dell'asfissia da asma). Io pero' sono ormai entrata nel trip dell'insonnia, e non dormo lo stesso: cioe', mi addormento solo all'alba, ovvero esattamente mezz'ora prima che il gattone - quasi tornato alle sue sane abitudini e ai suoi deliranti orari - mi svegli perche' vuole mangiare. Unico aspetto positivo di questo folle inizio di settembre: ho cucinato un sacco. Anche cose complicatissime, per distrarmi e far passare il tempo mentre il gattone stava male. E' venuto tutto alla grande: confetture per formaggi, ragu' di pesce, insalatine tiepide... e sono persino dimagrita. Solo che, come conseguenza di tutta questa attivita', la mamma ora ha deciso che semplicemente in cucina non ci mette piu' piede: lascia fare tutto a me, con la scusa che io non le permetto di toccare nulla. Ha abdicato, si direbbe. Naturalmente, continua a venire in cucina per mangiare: anzi per abbuffarsi. L'altro giorno per consumare un po' di latte comprato in eccesso ho fatto due creme, alla vaniglia e al cioccolato: l'ho dovuta separare a forza dalle rispettive ciotole. E ha letteralmente divorato gli amaretti morbidi che le ho portato dal Piemonte. Quando ho protestato per la sua ingordigia mi ha risposto scandalizzata: "Ma Topo, se te ne ho lasciato uno da assaggiare! Non sei proprio mai contenta". sabato, agosto 14, 2004 …ferie finalmente? sabato, luglio 17, 2004 Non di sola cucina… Ad esempio, non ho mai parlato della sua passione per piante e fiori: del tutto non corrisposta. Quasi ogni sabato, soprattutto nella bella stagione, la mamma si ostina a comprare infelici rappresentanti del mondo vegetale, che non sanno cosa sta per capitare alla loro vita. La mamma infatti ha un pollice verde confrontabile con la sua abilità in cucina: appena le piante la vedono muoiono subito, o al massimo sopravvivono depresse per una settimana. L’ultima condannata a morte è arrivata oggi: una portulaca rosa, i cui fiori già cominciano ad appassire tristemente. Ho cercato di impedire alla mamma di comprarla, ma non c’è stato niente da fare: alle mie proteste ha commentate semplicemente “Non ho mai fatto morire una portulaca” (intendendo suppongo che fosse ora di rimediare a questa colpevole mancanza). Tutto il terrazzo – non piccolo – è costellato di cadaveri o aspiranti tali: persino le piante grasse deperiscono al soave tocco delle mani materne. Lei annaffia, mette fertilizzanti, cura i parassiti, ma davvero non c’è niente da fare. L’apoteosi è stata raggiunta da un terzetto di verbene, un paio di settimane fa: comprate al mattino e appoggiate su un vaso per essere trapiantate, entro la sera erano già stecchite, senza più una goccia di linfa. Credo si siano suicidate, consapevoli della sorte che le attendeva: del resto, bastava che si guardassero in giro per capire che aria tirava. Ci sono anche, a onor del vero, delle sopravvissute ostinate: come un’ortensia che dura persino da alcuni anni. Con lei la mamma combatte una feroce e inutile battaglia, per farle cambiare colore. La mamma infatti la vorrebbe blu, e applica tutti gli accorgimenti per ottenere questo risultato: ma l’ortensia diventa sfacciatamente sempre più rosa. Lo ammetto: qualcosa dalla mamma io l’ho ereditato. Ho un pollice verde pari al suo. Ma consapevole di questo non ho mai comprato una pianta in vita mia. Ma si sa: invece la mamma i suoi talenti non può nasconderli. All'amore di mamma non si comanda... neppure quando è rivolto a delle incolpevoli piantine. |